Eccomi

Le train fait un saut périlleux et retombe sur toutes ses routes / le train retombe su ses routes / le train retombe toujours sur toutes ses routes

Non ha meritato la luce, ha meritato la pace

Dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato

Anche io una volta sono stato Ferdinando

Ciò che io desidero

Una macchina del tempo

Saper guidare una macchina del tempo

Una colonna da barbiere

Una clessidra

Il tatuaggio di una rana baciata sulla spalla destra

Un camion

Saper guidare un camion

Uno squalo balena

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Visite

Sono passati di qui in *loading*

Licenza

Questo blog è tutelato da una licenza Creative Commons Attribuzione Non Commerciale Non Opere Derivate 2.5 Italia [prendete e citate, insomma, ma senza scopo di lucro]

martedì, settembre 06, 2005
Lezioni di lituano - boots of spanish leather

–Devo andare, disse.

In quel caffè dimenticato dalla Storia una radio suonava arie d'opera. Era l'ultimo giorno di Settembre, e fuori le torri e le piazze erano sferzate dal vento gelido del Baltico. A Vilnius, che i suoi orgogliosi abitanti non hanno mai amato chiamare “Praga del Nord” come fanno invece le guide turistiche a poco prezzo, era già inverno. A un tavolino d'angolo l'uomo aveva pronunciato la sua frase, la sua sentenza.

–Dove?, chiese la donna.

-Non lo so. Prenderò il treno per Kaliningrad. Lì c'è un funzionario dell'ambasciata che mi farà avere un visto per l'Egitto e un biglietto di sola andata. L'università del Cairo è grande, lì potrò insegnare la nostra lingua. Il lituano è antico quanto il sanscrito, nelle loro parole c'è la storia dell'umanità. Ed io li conosco entrambi.

Veronica non stava ascoltando, forse quel dialogo nemmeno stava accadendo, entrambi conoscevano quelle frasi a memoria. Era una recita. Ma erano finite le prove generali. Lui era, in quella luce pigra e al suono di Rossini, esausto e vulnerabile. Ma era una specie di uomo che da quelle parti non andava più di moda: un lituano venduto ai russi. Era il 1993, l'aria era pesante e una nuova nazione stava nascendo alla periferia di un impero del quale era stato un fedele servitore. Aveva tradito il popolo di cui portava i segni e insegnava la lingua. Veronica continuava a pensare al Cairo, alla Storia, alle statue di Lenin divelte e coperte di sputi. Alla fierezza della sua gente e alla fragilità di chi ama. Automaticamente, senza grazia, disse per l'ennesima e ultima volta:

–Non andare.

Veronica non era il suo vero nome. Era una di quelle donne che un film di Kieslowski può cambiare per sempre. Si era detta: parti con lui. A Eva faranno bene il clima mediterraneo, il sole, le strade polverose. Ma sapeva, ogni volta, di mentire. La malattia di sua figlia era un morbo raro che né la Lituania né l'Egitto avrebbero saputo come curare. Il loro destino era il paese del grande ossimoro, gli Stati Uniti d'America. Dove, per entrare, non sarebbe bastato saper suonare le canzoni di Bob Dylan, E l'ex spia dell'URSS le conosceva tutte. Tradiva il suo piccolo popolo con l'impero, e l'impero con il menestrello di un altro impero,  ed era innamorato di una donna di cui non avrebbe mai conosciuto il vero nome, ma solo quello donato dal film che li aveva fatti incontrare. La double vie de Veronique, si ripetevano in una strana lingua, un francese misto a risate, nei giorni in cui erano felici. Lei non aveva mai imparato l'inglese, e così lui le traduceva le parole di ogni canzone. Aveva avuto abbastanza tempo per raccontargliele tutte, ma non abbastanza perchè quel tempo fosse per sempre. Prima o poi, le canzoni di Dylan finiscono, e a quel punto resta sempre ancora tanto da vivere.

Lui pagò il conto e uscirono. Lo spettacolo sarebbe finito alle sette di sera. Una tradotta ferroviaria avrebbe portato il professore nel lungo viaggio verso le sue lezioni di lituano. Si incamminarono verso la stazione, ripercorrendo, senza bisogno di ricordare ad alta voce, i luoghi che furono la grammatica, la sintassi e il lessico del loro destino.

Dopo un po', Veronica, parlando all'uomo e al cupo Neris che scorreva piano, mormorò: infinitamente più bella di Praga.

Né  gli amanti, né il fiume vi erano mai stati, ma non potevano esserci dubbi. I colori, sfumandosi a vicenda, si addolcivano, i suoni si smorzavano, le luci si chiarivano tra loro, la gente che li incrociava appariva serena e distratta. La città stava apparecchiando per loro l'estetica di un addio, e loro espressero gratitudine dichiarandola solennemente la più bella che ci fosse al mondo.

La stazione li accolse come una caverna, raccogliendo le loro paure e facendosene carico. E, come in una festa all'arrivo degli invitati più importanti, tutti sembrarono tacere. Il treno era in orario. A lei sembrò una crudeltà, a lui un gesto di pietà. Nella muta gara degli innamorati ai capezzali dei treni che partono, furono i migliori di ogni tempo. Salutandosi più tardi di qualunque altra coppia si stesse salutando in quel momento, su quello o qualunque altro treno del mondo. Lei nel suo cappotto viola, i suoi guanti di velluto, il cappello che nascondeva la potenza dei suoi occhi, lui con le valigie alle sue spalle, loro sì, pronte a partire, e gli occhiali pesanti e la sua imponenza stanca. Nessun essere umano sa, alla fine, come si fa un addio. Così lasciarono che fosse il poeta, come avevano deciso pochi giorni prima, in una delle ultime mattine trascorse a letto.

Oh, I'm sailin' away my own true love,
I'm sailin' away in the morning.
Is there something I can send you from across the sea,
From the place that I'll be landing? 

So take heed, take heed of the western wind,
Take heed of the stormy weather.
And yes, there's something you can send back to me,
Spanish boots of Spanish leather.


Postato da: Raskol a 17:10 | link | commenti |


Commenti

me in foto (powered by swinginglit)

giappone

londra finlandia baltico

Il Passato

oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
ottobre 2006
settembre 2006
luglio 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
gennaio 2004
novembre 2003

On air


follow IamFerdinando at http://twitter.com