Eccomi

Le train fait un saut périlleux et retombe sur toutes ses routes / le train retombe su ses routes / le train retombe toujours sur toutes ses routes

Non ha meritato la luce, ha meritato la pace

Dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato

Anche io una volta sono stato Ferdinando

Ciò che io desidero

Una macchina del tempo

Saper guidare una macchina del tempo

Una colonna da barbiere

Una clessidra

Il tatuaggio di una rana baciata sulla spalla destra

Un camion

Saper guidare un camion

Uno squalo balena

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venerdì, novembre 21, 2003
La Sposa Ebrea

Una volta ho fatto un viaggio. Cose che capitano. Un viaggio di solito è una collezione di atti minuscoli, di dettagli.Di Praga, che è bellissima, difficile, un teorema dimostrato da altri, finta, triste, piovosa, cristallo, storia, troppa storia, ricordo l'acuta perfezione di un gesto alla stazione. C'era questo ragazzo, che non poteva avere un giorno più dei miei ventanni, di fronte ad un treno, immenso treno pan-sovietico, in avvicinamento, un treno che entra in una stazione come una nave in un porto, goffo e lento. Lo guidava roteando il braccio dentro, con sicurezza e grazia, senza nessuna esitazione. Aveva i capelli biondi, corti, lo sguardo giovane di una nazione antichissima, e giovane. Faceva ciò che andava fatto, esattamente come andava fatto. Un altro pò / stop. Il treno si ferma, il ragazzo sorride al macchinista, la nave è in porto, il mio treno si muove, Berlino è lontana ancora, come ogni cosa. Volevo una cosa così, nella mia vita. Mi piace perdermi in queste invisibili perfezioni. Era la prima città di quel viaggio, l'ultima fu Parigi, la penultima Amsterdam. Di Amsterdam (nella quale una permanenza è una buona permanenza se non si ricorda nulla) (infatti) ricordo un'impressione, fortissima, uscendo dal Rijksmuseum (Rembrandt, Vermeer). Una cosa devastante, difficile. Ero solo, e in vita mia non mi sarei mai sentito più solo di così. L'ho scritta in un racconto minuscolo (dettaglio, gesto, treno che entra lento), che non è bello, ma che ha una qualità. Dice ciò che deve dire. Sapevo cosa avevo sentito quel pomeriggio, e l'ho scritto. Sentivo il bisogno (no, cristo, non solo il bisogno, il DESIDERIO) di farlo, l'ho fatto.

Eccolo. Mi piace perchè è una, una sola, visione. Gli schizofrenici come me amano le visioni così come la gente normale ama passaparola.

 

La Sposa Ebrea

Arrivo, arrivo, arrivo in me, qui, eccomi, seduto, le gambe

chiuse angolate come vasca guscio rifugio, una verso fuori,

l’altra come lancia conficcata nell’aria tra me e Rembrandt,

perso nella sua sposa ebrea.

Vi osservo, vi osservo tutti, leggo i vostri passi come romanzi,

li conto, li seguo, studio le geometrie di ogni vostro pensiero,

sono la noia, il disagio, la povertà, il disgusto, la paura,

qui, seduto con voi, in un museo, Amsterdam,

al cospetto della Sposa Ebrea.

Nessuno superava mai i due minuti, tutti come su un invisibile

infinito tapis roulant, gli occhi morti o solo stanchi,

gli sbadigli, le mani abbandonate o perse a metà strada tra

un opuscolo e una macchina fotografica, pensieri di negozi,

strade, luci, aria, o biglietti prenotazioni aeroporti, viaggiare,

pensare a come partire per pensare a come tornare.

Sfilavano, formichine colpevoli, perse nel rimorso di un’assenza

di curiosità, o di occhi, o di angoli dove nascondersi.

Lui, il ragazzo, scriveva. Su un taccuino nero, seduto

in quel suo modo strano.

I suoi occhi raccontavano due storie.

La prima: pena tenerezza/io /qui io adesso /io racconto

la vostra miseria, i vostri viaggi lunghi e inutili,

i vostri sensi di colpa non richiesti, il vostro non essere non pensare.

L’altra: io/racconto.

Io Vi Racconto.

Seduto, scriveva. Oserei dire: felice, ma sono parole rare, non so.

Poi, senza preavviso, si alzò.

E, esattamente tra Rembrandt e Vermeer, imparò a vedere.

Prima uno, poi due, poi decine, di quaderni, taccuini, fogli,

pagine, penne, matite. Seduti, osservavano, con gli occhi ugualmente

stupidamente stanchi, gli stessi occhi di tutti.

Poi, scrivevano. Negli occhi due storie. Le mie, storie. Pena. Orgoglio.

Il funerale di un’unicità, un corteo funebre di carta.

Fuori Amsterdam era grigia, sembrava a lutto, chissà.

Forse pianse, forse no. Cominciò la pioggia, sul prato

verde e immenso, sotto nuvole e nuvole.

Poi finì. La pioggia, Amsterdam, tutto.

 

Postato da: Raskol a 17:06 | link | commenti (6) |


Commenti
#1    24 Novembre 2003 - 20:48
 
maledetto.. l'ho sempre detto io..non mi sento un esperto di letteratura,nè tantomeno mi dicono di esserlo :-)..ma provo emozioni quando leggo ciò che scrivi,,continua, sempre così,non mollare mai e ricordati che davanti a te non c'è nessuno.. ti voglio bene, kecco.
utente anonimo

#2    26 Novembre 2003 - 08:18
 
Sei troppo fulminato! ed io adoro le persone fulminate!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Skotina

#3    27 Novembre 2003 - 22:44
 
Io ti conosco!!! IO!!! IO!!! Ti ho incontrato a via Salaria con una ragazza strana che saltellava e aveva i codini e parlava di articoli e di interviste e di uffici stampa e parlava solo lei!!! Sei un figo!!! Mi paici da morire!!! E sei il mio mito!!! Il mio scrittore preferito!!! E hai un naso sexy!!!
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#4    02 Dicembre 2003 - 23:20
 
Sono ancora qui,ti chiedi perchè?.. diciamo che oramai il tuo blog è tappa fissa ad ogni mia connessione, ed ogni volta aspetto di trovare qualcosa di nuovo..ti muovi a scrivere qualcosa???? :-) Ah, complimenti per il commento di tarantola... il solito latin lover..:-) a presto ciccio! Kecco.
utente anonimo

#5    09 Dicembre 2003 - 13:48
 
ah però, il fascino dello scrittore (vedi Tarantola)...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Genio82

#6    20 Dicembre 2003 - 00:02
 
Allora, quando ci darai la risposta alla domanda suprema? Quando ci farai capire cosa sta girando nella tua testa? So che è difficile, ma ci sono tante persone che credono in te e che sono sempre pronte a sostenerti... Buonanotte...
utente anonimo

Commenti

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